martedì, 27 settembre 2022
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Data di pubblicazione: 29 October 2012

Una polizia locale unica per tutta la provincia

La Stampa
Veneto
Perché prenda corpo servirà il parere favorevole di buona parte dei sindaci dei 315 Comuni della Provincia. Però è già qualcosa in più di un'ipotesi, se è vero che un gruppo di amministratori ha avuto mandato di studiarne la fattibilità. Con la nascita della città metropolitana, il primo gennaio 2014, il Torinese potrebbe avere un corpo di polizia municipale unico o, almeno, una serie di funzioni accentrate o unificate.
Il progetto è emerso ieri durante la prima seduta della conferenza che raggruppa tutti i sindaci e da qui a un anno dovrà elaborare lo statuto con ruoli, funzioni e compiti del nuovo ente. A tessere i fili è il sindaco di Torino Piero Fassino, convinto che la città metropolitana richieda soluzioni comuni per problemi comuni: trasporti, rifiuti, pianificazione urbanistica, sicurezza del territorio. «Nessuno di questi temi può essere gestito in modo adeguato solo su scala comunale; pensarli e svilupparli in una dimensione vasta è necessario per poter dare ai cittadini servizi efficienti e di qualità».
Servizi accorpati
Il punto più innovativo potrebbe essere proprio la polizia municipale. L'ipotesi allo studio non prevede una fusione tra i vari corpi, che sarebbe difficile da gestire, ma la gestione comune di alcuni servizi, ad esempio i pattugliamenti serali: nei centri meno grandi sono difficili da garantire visto il personale esiguo; diverso sarebbe organizzare i turni coinvolgendo le pattuglie in servizio su un'area più vasta. O, ancora, organizzare i servizi serali su un territorio come Nichelino, Moncalieri, La Loggia e Torino Sud anziché ciascuno per conto proprio come accade ora. Un'impostazione che porterebbe alla rottura dei tradizionali confini in materia sicurezza e a nuovi meccanismi di solidarietà.
Altri settori su cui potrebbe avviarsi una sorta di collaborazione sono l'avvocatura («alcuni comuni me l'hanno già chiesto», ha rivelato Fassino) e le anagrafi, che in alcune realtà in mancanza di personale sono costrette a chiudere o limitare i servizi.
Nuove funzioni
L'idea di Fassino è provare a far decollare la città metropolitana partendo dal lavoro congiunto su alcuni temi strategici, non sull'architettura istituzionale di cui il nuovo ente dovrà dotarsi. Più cauto il presidente della Provincia Antonio Saitta: «Oggi è necessario definire le competenze essenziali di questo nuovo ente e la sua conformazione. A quel punto potremmo attribuirgli nuove funzioni». Le competenze essenziali, oltre a quelle ereditate dalla Provincia che verrà soppressa sono quattro: pianificazione territoriale e infrastrutturale, gestione dei servizi, trasporti e viabilità, sviluppo economico. «Questo nuovo ente deve essere qualcosa di più della Provincia e non sarà "torinocentrico"», aggiunge Saitta. «Ci sono competenze che, se esercitate con capacità e buonsenso, potranno risolvere problemi che in questi anni non siamo riusciti a risolvere, in particolare per quanto riguarda i servizi».

Rappresentanti eletti
L'esigenza di definire un quadro istituzionale chiaro è però forte. Il nuovo ente raggrupperà aree disomogenee. A guidarlo sarà un consiglio di 12 membri, pochi secondo i sindaci, e soprattutto non eletti dai cittadini. La conferenza ha chiesto all'unanimità l'elezione diretta delle rappresentanze della città metropolitana. nuovo ente. «Solo così si potrà darle l'autorevolezza e la forza necessaria a gestire i compiti per cui è nata». La richiesta verrà ora sottoposta al governo.

Fonte:
La Stampa
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