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Data di pubblicazione: 06 dicembre 2006

I ghisa milanesi: vigili urbani e non solo

Corriere della Sera.Vivimilano
Lombardia
Milano Segreta

I ghisa milanesi: vigili urbani e non solo

La figura del «sorvegliante» nasce nell'Antica Roma e sopravvive nel corso dei secoli. Nel 1976 il primo vigile donna
I bambini li additano incuriositi, i genitori ne scongiurano la presenza, qualcuno li invoca nelle ore di punta, i più si mostrano prudenti alla loro vista. Fischietto e paletta a portata di mano, i vigili urbani, che i milanesi chiamano affettuosamente ghisa, decidono le sorti degli automobilisti, occupandosi principalmente del traffico cittadino. Ma come e quando nasce la loro figura?
ANTICA ROMA - Fin dall'antichità, si è sentita l'esigenza di creare dei corpi predisposti alla sicurezza, più che pubblica, del re o faraone o imperatore del luogo. E' Ottaviano Caio che nel 27 a.C. dà vita ad un reparto armato, costituito per la maggior parte da schiavi liberati, addetto a funzioni di sorveglianza e, più in generale, a tutto ciò che non è di competenza dell'esercito, tra cui lo spegnimento degli incendi. Non è un caso che il termine vigile derivi dal latino vigil, ovvero attento, pronto, sveglio.

MEDIOEVO E RINASCIMENTO - Dall'antica Roma si passa direttamente alla Milano medioevale: intorno al XIII secolo, infatti, la Motta e la Credenza di Sant'Ambrogio vedono arruolati nelle loro fila giovani e spavaldi ragazzi di modeste origini popolari, orgogliosi di difendere la propria classe dai soprusi di clero e nobiltà. Siamo intorno al 1500 quando Ludovico Sforza detto il Moro, ambizioso signore di Milano, forse per guardarsi le spalle dal nipote Gian Galeazzo, a cui ha usurpato il Ducato, ordina che ogni porta della città sia pattugliata giorno e notte da una sorta di «polizia metropolitana». Nel frattempo, il suolo del futuro capoluogo lombardo viene calpestato da orde di spagnoli, austriaci, francesi e ancora austriaci: è così che la milizia urbana di stampo iberico cede il passo alla napoleonica guardia nazionale, seguita da un Corpo addetto alla Sicurezza Comune, che opera sotto il controllo dell'autorità asburgica.

OTTOCENTO - Dopo secoli di dominazione straniera, l'Italia è finalmente libera. Ha un re, Vittorio Emanuele II, e una Costituzione, lo statuto albertino, che all'articolo settantasei recita: «E' istituita una Milizia Comunale sovra basi fissate dalla legge». Il 21 giugno 1860, la Giunta Municipale milanese, capeggiata dal neo-eletto sindaco Antonio Beretta, apre il concorso per la nomina di cinquanta Sorveglianti Urbani, con il compito di vigilare sulla città.
La mattina del 4 ottobre, in Galleria, in Piazza Duomo, tra le bancarelle del mercato, spuntano uno dopo l'altro cilindri di feltro e pelle nera, che richiamano la forma di un tubo di ghisa. In divisa scura, con una redingote allacciata fino alla vita e lo stemma comunale cucito su entrambi i baveri, i sorveglianti urbani si mescolano tra gente a passeggio, venditori ambulanti e piccoli commercianti.

STIPENDIO E PENSIONE - Un'allegra combriccola esagera con gli schiamazzi notturni? I vicini decidono di traslocare i mobili nel cuore della notte? Un cane abbaia minaccioso nel parco? La signora del terzo piano esibisce pericolanti vasi di gerani sul balcone? Il signor Brambilla mostra orgoglioso agli amici la pistola appena acquistata? Un ragazzino ruba una bella mela rossa sotto gli occhi del negoziante? Niente paura: un ghisa ha visto tutto ed è già pronto ad intervenire. Il forte senso civico di questi agenti è premiato con uno stipendio di 90 lire mensili e con l'assegnazione di una pensione a fine carriera «per sé, per la vedova e pei figli secondo le norme vigenti».

ARMI E DIVISA DA BOBBY - Il 1898, anno della tristemente famosa primavera del generale Bava Beccaris, vede la militarizzazione del Corpo degli Agenti di Sorveglianza Urbana, che prevede un duro addestramento fisico e l'osservanza di una rigida disciplina, che obbliga i giovani allievi a trascorrere i primi due anni in caserma, con il divieto di contrarre matrimonio, mettendosi a disposizione della comunità ventiquattro ore su ventiquattro. Anche l'uniforme cambia: via il cilindro, sostituito da un elmo di panno nero, a cui si accompagna una divisa senza dubbio più moderna ed elegante, ispirata a quella dei bobby, i colleghi inglesi d'oltre Manica.

LA GUERRA E LA «SPAGNOLA» - E' il 1908 e la scena sembra quella di una vecchia pellicola in bianco e nero: i vapori densi dei treni fermi in stazione avvolgono i binari affollati di mogli che sventolano il fazzoletto e di cappelli alzati in segno di congedo. I ghisa milanesi si apprestano a portare il loro soccorso ai terremotati della Calabria e della Sicilia (successivamente li vedremo impegnati anche in Friuli e in Irpinia). Nel primo dopoguerra, gli agenti urbani distribuiscono sussidi e sovvenzioni a profughi e indigenti, in una Milano stremata prima dal conflitto e poi dalla «spagnola», l'epidemia influenzale mortale che, nel solo capoluogo lombardo, conta seimila vittime.

DA SORVEGLIANTI A VIGILI - Il 13 ottobre 1920 è un giorno fatidico per il Corpo: al termine sorvegliante viene infatti sostituito quello di vigile, agente a cui è affidato il servizio di vigilanza stradale. Non siamo più nell'Ottocento: Milano è una grande città industrializzata, con il traffico in costante aumento e sempre più persone che sognano di comprarsi il «mezzo automobile», magari per emulare quei piloti che sfrecciano sul circuito di Monza, inaugurato nell'estate del '22. Gli anni bui del fascismo non intaccano lo spirito democratico del Corpo, che resiste ai tentativi di fascistizzazione, nonostante i suoi dirigenti siano sostenitori della politica di Mussolini.

ARRIVA IL SEMAFORO - Insieme alla rudimentale segnaletica stradale (i primi cartelli vengono donati e appositamente collocati da privati o enti), fanno la loro comparsa i semafori. Rosso, giallo e verde si danno il cambio accendendosi e spegnendosi alternativamente, indicando a pedoni e automobilisti i tempi per i rispettivi passaggi. Il primo semaforo milanese viene installato nell'aprile del 1925 all'incrocio di Piazza Duomo con via Orefici ed è comandato manualmente da un ghisa.
Nel corso della seconda guerra mondiale, i compiti dei vigili ambrosiani si moltiplicano. Devono infatti occuparsi di far rispettare le regole sull'oscuramento, segnalare le incursioni aeree e le zone colpite dai bombardamenti, recuperare gli effetti personali degli sfollati e provvedere ai risarcimenti. Sono, quindi, esposti al pericolo costantemente e, in segno di gratitudine, viene loro regalato un piccolo ciondolo a forma di semaforo con tanto di luci colorate.

GHISA O CAPLON? - Il boom economico dei «favolosi anni Sessanta» riporta i ghisa ad occuparsi di questioni di ordine pubblico, con una sempre maggiore attenzione al traffico cittadino. Oggi Corpo di Polizia Municipale, i ghisa o caplòn o capel de campee, che dir si voglia, sono ormai un'istituzione al passo con i tempi, tanto che nel 1975 viene istituita la figura del vigile di quartiere o vela e l'anno seguente fa la sua apparizione la prima donna vigile milanese. E, allora, forza: alt, avanti, via, circolare!

di Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti


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