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Data di pubblicazione: 22 June 2021

PA, dipendenti al minimo da 20 anni

Italiaoggi

La Pubblica Amministrazione italiana al 1° gennaio 2021 conta 3,2 milioni di dipendenti, 31.000 in meno rispetto all'anno precedente (-0,97%), il minimo storico degli ultimi 20 anni. Dopo il timido segnale di crescita del personale del 2019, nel 2020 il blocco dei concorsi per l'emergenza sanitaria e l'accelerazione dei pensionamenti non ha permesso al turnover di ritrovare un equilibrio. Sono alcuni numeri della ricerca sul lavoro pubblico, presentata questa mattina da FPA, società del Gruppo Digital360, a Forum P.A. 2021, la manifestazione che da oggi al 25 giugno ospiterà oltre 200 eventi in streaming sul tema guida "Connettere le energie vitali del Paese", attorno alle missioni, agli obiettivi e agli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La P.A. italiana si conferma vecchia (in media 50 anni di età), scarsamente aggiornata (mediamente 1,2 giorni di formazione per dipendente l'anno), in difficoltá ad offrire servizi adeguati a imprese e cittadini (il 76% degli italiani li considera inadeguati, mentre gli europei insoddisfatti sono il 51%), eppure chiamata ad essere il motore della ripresa. Secondo la fotografia del Dipartimento Funzione Pubblica, nel 2021 sono previsti 119.000 nuovi ingressi a tempo indeterminato nella P.A.: 9875 posizioni tra regioni, servizio sanitari, comuni, universitá, enti pubblici non economici, enti di ricerca e avvocatura dello stato, a cui si aggiungono circa 91 mila posti della scuola e 18.014 posti di concorsi banditi, conclusi o da concludere. Intanto sono arrivati a 3,03 milioni i pensionati da lavoro pubblico, in un rapporto di 94 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi. E l'esodo è destinato a aumentare: come descritto nello stesso PNRR, nel prossimo triennio almeno 300 mila persone usciranno dal pubblico impiego (ma probabilmente saranno molte di piú, se si considera che oltre 500.000 dipendenti hanno giá oltre 62 anni e 183 mila hanno raggiunto oltre 38 anni di anzianitá di servizio). Si è aperta però una nuova stagione dei concorsi, con lo sblocco delle prove selettive e un'importante semplificazione delle procedure, destinati ad accelerare l'inserimento di personale necessario a garantire il funzionamento della macchina pubblica.

A proposito sono in arrivo le risorse del Pnrr, che investirà nel miglioramento della capacitá amministrativa delle P.A. centrali e locali 1,3 miliardi di euro, piú ulteriori 400 milioni di euro di fondi strutturali Ue e cofinanziamento nazionale, per un totale 1,7 miliardi di euro: una cifra significativa, anche se pari solo allo 0,4% dei complessivi 396,9 miliardi di risorse previste per la ripresa, che richiede capacitá "di spesa" e investimenti mirati per ridisegnare la Pubblica Amministrazione italiana in funzione della sfida che la attende. "Il Pnrr può davvero essere l'opportunità per ripensare e rinnovare il settore pubblico, ma allo stesso tempo serve una nuova P.A. per realizzare le missioni previste, connettendo i soggetti dell'innovazione, instaurando un dialogo continuo tra centro e periferia, mettendo a sistema le migliori esperienze giá realizzate", afferma Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA. "Sono necessarie nuove persone e nuove competenze, pianificando in modo mirato gli effettivi fabbisogni, con procedure fortemente selettive, che permettano di individuare le figure piú utili alle esigenze delle singole amministrazioni. Come dimostra l'esperienza del Covid, è necessario rendere la forza di lavoro pubblica capace di governare e pianificare l'incertezza e sostenere la ripresa". "Quella del Pnrr è una sfida epocale a cui la P.A. italiana si affaccia in una situazione critica, dopo anni di disinvestimento: forza lavoro al minimo storico, etá media alta, poca formazione e competenze in gran parte giuridico-normative invece che sugli ambiti strategici come digitale e project management", evidenzia Carlo Mochi Sismondi, Presidente di FPA. "Il piano assunzioni è un importante passo avanti per cui è necessario definire attentamente i profili necessari e adeguare rapidamente le procedure di reclutamento per attrarre le persone giuste, come si è giá cominciato a fare. Ma non basta. Ora bisogna motivare e valorizzare e formare il personale, diminuire radicalmente la dipendenza della PA da esperti esterni, prevedere equi meccanismi di stabilizzazione della forza lavoro temporanea che sará selezionata, riformare l'ordinamento professionale per favorire una corretta collocazione e adeguata retribuzione per le piú elevate professionalitá tecniche di cui le amministrazioni sono drammaticamente sprovviste".

 

Fonte: Italiaoggi

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