lunedì, 14 ottobre 2019
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Data di pubblicazione: 16 September 2019

Lo aspettano a scuola per arrestarlo

Corriere.it

Un essere a modo suo contraddittorio, questo 24enne. Dapprima, a maggio, dopo aver investito un anziano, in attesa del bus alla fermata in via Ferrante Aporti e ferito non gravemente, era subito sceso dalla sua macchina per accertarsi delle condizioni di quel 71enne, di nazionalità cingalese. Dopodiché, era risalito sull’abitacolo ed era sparito. Era tornato nella sua abitazione, in zona Lambrate, ma soltanto per riempire una valigia e lasciare l’Italia. Aveva scelto di starsene in Spagna, godendo dell’appoggio di amici e conoscenti, e convinto di vivere da latitante. Era sicuro che la polizia locale non l’avrebbe mai stanato.

E invece s’è ripresentato a Milano. Forse pensando che i vigili avessero lasciato perdere, poiché comunque la sua macchina era intestata a un prestanome, «proprietario» in città di duecento vetture secondo una prassi ormai consolidata; o forse troppo «richiamato» dalle proprie responsabilità, quelle di padre di una bambina piccola. Fatto sta che, alla ripresa della scuola in questi giorni, c’era lui in compagnia della piccola. E così giovedì l’hanno preso e trasferito nel carcere di San Vittore dove il 24enne, un cittadino di origini peruviane, dovrebbe passare un po’ di tempo, avendo da scontare, in aggiunta all’omissione di soccorso, due anni di cumulo per precedenti condanne.

 

 

Dal punto di vista investigativo, è riduttivo sottolineare il comportamento dell’uomo e non voler «vedere» l’attività della polizia locale. I vigili avevano setacciato quell’infinito parco mezzi del prestanome, avevano imboccato la pista giusta, avevano scoperto l’identità dell’investitore e, iniziando dai cellulari, il suo e quelli della cerchia famigliare, erano riusciti a mappare la fuga in Spagna, pur sottolineando che il medesimo soggetto poco faceva per coprire la latitanza, nella misura in cui sul profilo Facebook postava delle foto di se stesso all’estero. All’epoca, alcuni testimoni aveva fornito elementi utili per creare un identikit verosimile; altri elementi erano arrivati dai filmati delle telecamere e successivamente dai movimenti della macchina dopo l’incidente, sempre ripresi dalle telecamere e che avevano veicolato i vigili verso l’indirizzo di residenza.

 

Fonte: Corriere.it

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