martedì, 11 agosto 2020
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Data di pubblicazione: 01 August 2018

Il gioco delle tre carte

poliziamunicipale.it

In un periodo di gran fermento elettorale, tra politiche ed amministrative, sono stati siglati in serie i contratti delle amministrazioni centrali e degli enti locali. Dopo lunghi anni di blocco e dopo che i dipendenti si sono sentiti ripetere a più riprese come fosse necessario spostare risorse sulla premialità piuttosto che sul tabellari, si è arrivati alla sigla del nuovo CCNL (Clicca qui per accedere al nostro contenitore sul contratto), accolto molto positivamente anche dalla polizia locale, in considerazione che in esso sono contenuti nuovi istituti volti a premiarne la specificità ed a compensarne i disagi. E tali istituti sono ovviamente a carico del fondo per la contrattazione decentrata.

E’ stato previsto, con l’articolo 67, comma 2, lettere a) e b), un incremento il fondo di un importo pari a 83,2 euro per ogni dipendente in servizio e di replicare gli incrementi legati al costo aggiuntivo delle progressioni rispetto al vecchio contratto. E qui sono sorti i primi problemi, perché è ancora vigente il Dlgs 75/2017 che impedisce al fondo di crescere oltre il tetto previsto per il 2016. Si è risolto, o si è pensato di farlo, attraverso una dichiarazione congiunta tra ARAN e Sindacati che, con una sorta di “interpretazione autentica”, ha specificato che quegli incrementi dovevano essere considerati al di fuori del tetto del fondo.

Tutto a posto? Non proprio, visto che si erano fatti i conti senza l’Oste, vale a dire la magistratura contabile. La Corte dei Conti della Puglia (Clicca qui per il parere) ha detto in buona sostanza che la dichiarazione congiunta non ha alcun valore, che il tetto al salario accessorio è ancora vigente e che quindi le somme previste dal nuovo contratto sono inutilizzabili. A meno di analoghi tagli ai fondi destinati alle posizioni organizzative, come ha stabilito la stessa Corte dei Conti Pugliese.

Insomma, le risorse per gli incrementi del fondo, per poter essere utilizzati, devono provenire dal medesimo fondo. Un gioco delle tre carte che parrebbe persino troppo paradossale per essere vero. Ma il pubblico impiego si è dovuto abituare in questi anni ad ingoiare rospi davvero indigesti e sopportare sacrifici pesanti sull’altare del risanamento della finanza pubblica, e questo è ancora più vero negli Enti Locali.

Uno spiraglio di luce è arrivato però dalla Corte dei Conti della Lombardia, che con una delibera del 24 luglio (Clicca qui per leggerla), ha rimesso alla Sezione Autonomie il compito di mettere la parola fine a questa diatriba che si gioca sulla pelle di tanti lavoratori. Siamo curiosi di vedere come andrà a finire la questione, anche perché ad un osservatore esterno risulta già difficile come possano essere sollevati dei dubbi quando la Corte dei Conti, a sezioni unite (con delibera 6/2018), ha già certificato contratto e dichiarazione congiunta senza battere ciglio. Ma siamo in Italia…

 

La redazione di poliziamunicipale.it

 

M. Michele

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