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Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012

Riceviamo e pubblichiamo

www.poliziamunicipale.it
Abruzzo
Quel 4 marzo 2010 decisi di non mancare. Non ero ancora un Agente di Polizia Locale e sebbene avessi soltanto 18 anni e andassi ancora al Liceo, da Milano presi il treno e andai a Roma per partecipare al gigantesco presidio del SULPM che rivendicava da ormai più di 20 anni i sacri diritti della Polizia Locale. Una categoria alla quale come già detto non facevo parte, ma verso la quale esprimevo la mia più sincera e convinta solidarietà per l'importante ed indispensabile carico di lavoro che quotidianamente svolge per il bene della collettività. Arrivai in Piazza e notai tantissimi Agenti ed Ufficiali che manifestavano a suon di fischietto il proprio dissenso verso un governo che ha promesso molto, ma fino ad oggi non ha mantenuto nulla. Proprio così, perché a quasi 2 anni da quel 4 marzo, la Polizia Locale ha sempre dovuto combattere la criminalità senza vedersi riconoscere un bel niente.
Il 19 ottobre 2010 fu il mio primo giorno in divisa. Oggi è il 10 febbraio 2012,
ho 20 anni, (ieri c'è stata un'altra manifestazione del SULPM a Roma) ed in questo lasso temporale ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle tutti i rischi e le aberrazioni connesse a questa rilevante professione. Ma partiamo dall'inizio. Per essere qualcuno devo trovarmi innanzitutto dentro il mio "orticello comunale". Successivamente occorre andare in Comando e timbrare il cartellino d'ingresso. Ecco, ora sono in servizio nel mio territorio. Il che mi autorizza a fermare chiunque senza sapere però i suoi precedenti penali (ed è rischiosissimo per la mia incolumità), posso elevare verbali ad un ricercato e lasciarlo andare perché senza SDI non so che è da arrestare, posso effettuare insomma qualsiasi tipo di controllo di Polizia Amministrativa, Giudiziaria, Commerciale, Edilizia ed Ambientale ma attenzione perchè, proprio dall'altra parte della strada, esattamente dove è collocato il cartello dell'inizio di un altro Comune, non ho l'autorità neanche per appiccicare un banalissimo divieto di sosta sul parabrezza di una macchina. Questa situazione è di assurdità che non ha paragoni. Ma la scempiaggine non finisce qui. Ripasso il badge, non più sull'entrata, questa volta sull'uscita. Ho finito di lavorare. Vado a casa dalla mia ragazza. Mentre sono per strada incontro uno dei tanti delinquenti che ho denunciato per reati vari (furto, scippo, rapina, truffa, spaccio di droga ecc.). Mi alza le mani. Ora, io non soltanto non posso più arrestarlo per violenza e resistenza perché fuori servizio la nostra fantastica legge 65 del lontano 1986 sancisce che non sono più un Agente di Polizia, ma non posso nemmeno andarmene in infortunio in quanto per i "Vigili" tale causa non è prevista. Fenomenale. E ancora più ecclatante, come già scrissi in un precedente articolo pubblicato dal SULPM
("La Polizia Locale del Nuovo Millennio"), vi è la disciplina che regola l'armamento di ciascun Corpo di Polizia Locale. E' il Comune che decide se di fronte ad un criminale devo avere l'opportunità di difendermi oppure alzare gli occhi al cielo e pregare che qualche Santo interceda per salvarmi la pelle. Abbiamo realtà in Italia come Cinisello Balsamo, Città con più di 70.000 abitanti al confine con Milano, dove tutti gli Agenti pattugliano le strade disarmati. Senza Pistola, senza fondina, senza spray anti-aggressione, senza manganello o meglio "mazzetta di segnalazione", privi di qualsiasi strumento di auto tutela, completamente a mani nude. Fino a quando? 2300 Poliziotti Locali feriti e 1 morto non bastano in un anno? Ma questi burocrati è possibile che non abbiano un minimo di umanità e considerazione verso chi si trova quotidianamente ad operare sulla strada per garantire la legalità ed il rispetto delle regole? Come si fa ad ignorare i costanti sacrifici che gli uomini e le donne della Polizia Locale pongono in atto per assicurare a tutti un vivere civile lontano da ogni forma di violenza? E' ora di svegliarsi. E' giunto il momento di approvare la legge di riforma della Polizia Locale proprio per mettere fine a queste ingiustizie. Angherie che inoltre obbligano gli Agenti a portarsi la Pistola (per chi è fortunato ad averla) soltanto ed unicamente nell'ambito territoriale del proprio Comune. Fuori dalla Città è un abuso. Una recente circolare del Ministero dell'Interno è stata poi la ciliegina sulla torta. Di fronte ad un drogato armato di siringa, bottiglia rotta, coltello ecc. qualche mese fa era consentito l'utilizzo dello spray urticante e del bastone distanziometro, proprio per non dover ricorrere all'arma da fuoco. Bene, qualche simpaticone in quella circolare è stato capace di mettere nero su bianco che il porto e l'impiego di tali strumenti è vietato da parte della Polizia Locale. Complimenti. Ma io non mi perdo mica d'animo. Sono abituato a combattere, a non arrendermi ed ottenere ciò che desidero. Mi reputo una persona ottimista dotata di grande volontà. Così concludo questo articolo. Con un invito: quello ad andare avanti senza fermarsi, fino a quando la vera Polizia di Prossimità non otterrà i giusti riconoscimenti come le altre Forze di Polizia. Un sincero Grazie a Saia, Assirelli, Mascella, Marchetti e a tutti coloro che credono nel prospero futuro della Polizia Locale.

Mirko Lizzola
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