Data di pubblicazione:
28 marzo 2008
Photored, indagine sugli appalti
Fonte:
Il Gazzettino
Regione:
Friuli-Venezia Giulia
Le polemiche sono infuocate subito, da quanto le telecamere (identificate con i nomi delle aziende produttrici) vennero installate sui semafori per pescare in flagrante e multare gli automobilisti indisciplinati che ignoravano lo stop. Da settimane quelle telecamere sono diventate un "casus belli", con varie Procure italiane che hanno aperto indagini per capire se l'installazione delle telecamere rispettino la legge, il Codice della strada e le interpretazioni dell'Anci. Al centro del contendere ci sono migliaia di multe, appioppate ad automobilisti più o meno coscienziosi. Multe che molti giudici di pace (ma anche Prefetture) stanno annullando.
Al centro dell'inchiesta, questa volta, non ci sono cavilli legali, ma una vera questione di diritto. Nel mirino degli inquirenti ci sono gli appalti, siglati da alcuni Comuni, con le aziende private che hanno installato e che gestiscono le telecamere piazzate sui semafori. Quelle aziende private - come recita il Codice della strada - non possono "toccare", gestire, utilizzare i soldi delle multe. Un compito che spetta esclusivamente ai tutori dell'Ordine e, in questo caso, ai responsabili della Polizia municipale. Il risultato? Come già stabilito da alcuni giudici di pace, che hanno annullato le multe dei cosiddetti "photored", il contratto e illegittimo e di conseguenza nulla come inefficaci sono i provvedimenti amministrativi sanzionatori.
La questione è però più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Non a caso sulla vicenda "telecamere sui semafori" sono intervenute varie Procure e la Guardia di Finanza, in alcune città italiane (da Milano a Verona, ma anche a Treviso), ha sequestrato le apparecchiature. Adesso la questione è arrivata anche in procura a Pordenone. «Ce ne stiamo occupando - è stato il lapidario commento del procuratore di Pordenone Luigi Delpino - per verificare se gli appalti e le procedure sono in regola con la legge. Per ora è troppo presto per trarre conclusioni». Un modo chiaro per dire: lasciateci lavorare e poi potremo essere più chiari.
Recentemente il comandante della Polizia municipale di Sacile Luigino Cancian (ma non è il solo), rifiutandosi di installare le telecamere ai semafori, ha messo in luce l'illegittimità dell'appalto con l'azienda privata. Il motivo? È l'azienda privata, contrariamente a quanto previsto dal Codice della strada (i soldi delle multe servono per acquistare segnaletica nuova o asfaltare strade), a incassare i soldi e a trattenersi una "quota parte" per il servizio offerto. Tale procedura è vietata dalla legge e di conseguenza illegittima - dicono gli esperti della Prefettura di Treviso - e per tale motivo tutte le multe inflitte devono essere annullate.
Nel Friuli Occidentale sono cinque i Comuni che hanno installato le telecamere ai semafori: Roveredo in Piano, Porcia, Zoppola, Casarsa Della Delizia e San Vito. Ora la Procura ha deciso di guardare quei contratti per verificare se, oltre alle presunte irregolarità amministrative, ci sono aspetti di rilevanza penale. Altre Procure hanno ipotizzato l'abuso d'ufficio, con danno erariale perché, ritenuti "idonei" i photored, le multe - sebbene corrette - non si possono riscuotere.
Fonte:
Il Gazzettino
Articoli simili
-
03 settembre 2018
Genova: il contributo della PL
Un video raccoglie il contributo della PL dopo la tragedia.
-
29 agosto 2018
Pattuglie velomontate
Mauro Di Gregorio ci spiega caratteristiche e pregi del servizio.
-
20 agosto 2018
Un passo avanti e due indietro
Quando anche le dotazioni per la sicurezza degli agenti diventano materia di scontro politico.
-
16 agosto 2018
Ha senso parlare di sicurezza stradale?
Difficile parlare di controlli e sanzioni quando i ponti ti crollano sotto i piedi.
-
08 agosto 2018
Smart Mobility: l’Italia c’è
Il nostro paese compie i primi passi concreti verso l’innovazione.