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Data di pubblicazione: 03 marzo 2010

Polizia contro gli sciacalli

Chile
Dopo un sisma con forza pari a 8,8 gradi della scala Richter, dopo il conseguente pericolo tsunami e le consuete azioni di sciacallaggio, il Governo cileno presieduto da Michelle Bachelet ha predisposto l'invio di 10mila soldati nelle zone più disastrate.

In particolar modo, oltre alla missione di recuperare più persone possibili da sotto le macerie (tra morti e sopravvissuti), l'esercito ha il compito di arginare le scorribande di coloro che, approfittando del caos e della distruzione, stanno portando via dai negozi generi alimentari e altri beni, magari utili per essere rivenduti: televisori al plasma su tutti.



Lotta per la sopravvivenza come istinto primordiale, oppure una più banale esplosione di istinti violenti mal repressi? In un Paese dove si contano, stando all'ultimo bollettino ufficiale, 708 morti, non è possibile fare distinzioni e l'esercito è chiamato, innanzitutto, a riportare l'ordine.



Alle 21 di ieri sera, nella città di Concepciòn è scattato il coprifuoco che terminerà alle 6 del mattino. La polizia cilena ha ricevuto l'ordine di arrestare tutti coloro che, in quell'arco di tempo, saranno trovati ad aggirarsi tra le rovine.



Visto che la situazione precipita di ora in ora, gli stessi proprietari dei supermercati e dei negozi di alimentari hanno deciso di distribuire essi stessi i viveri, protetti da un cordone di forze dell'ordine.

Abruzzo, Haiti e ora Cile. La Terra mai come in questi ultimi 10 mesi ha scatenato la sua terribile forza, cogliendo alla sprovvista popolazioni inermi.



Oltre al sisma di magnitudo 8,8, l'inevitabile maremoto ha scatenato l'innalzamento delle ormai ben note onde anomale: gli tsunami. Intere località prospicienti la costa cilena, soprattutto nelle regioni di Maule e Biobio, sono state disintegrate dalla forza del mare.



Risalendo lungo l'Oceano Pacifico, lo tsunami è giunto sino in Giappone ma, per fortuna, le conseguenze sono state di gran lunga inferiori rispetto alle angoscianti aspettative: 300mila persone fatte evacuare da una parte, onde alte "appena" 1,45 metri dall'altra.



Il timore di veder ripetersi sciagure come quelle del 1960, anno in cui il Cile venne devastato da un sisma di magnitudo 9,5, è stato alla fine scongiurato e, a dimostrazione del diverso grado di cultura dei giapponesi, gli esperti si sono addirittura scusati con la popolazione per l'eccessivo allarme.



Che differenza rispetto alle manifestazioni d'umiltà offerte agli italiani dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e dal direttore dell'Istituto nazionale di Vulcanologia Enzo Boschi, all'indomani del sisma che ha raso al suolo mezzo Abruzzo.



Subito si parlò di sciagura impossibile da prevedere, mettendo a tacere gli allarmi più volte lanciati dal ricercatore del Cnr, Gioacchino Giuliani, e dai poveri ragazzi deceduti sotto le macerie della Casa dello Studente. In epoche più recenti, lo Stato sudamericano ha visto per due volte la forza distruttrice dei terremoti: nel 1985 e nel 1987.


Fonte:
Barimia

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