Mboup Osmane non lo sa che due colossi della moda, Armani e Prada, vogliono chiedergli un risarcimento dei danni per un orologio e un portafoglio falsificati che lui, ambulante senegalese senza autorizzazione, stava tentando di vendere a Pacengo prima di essere fermato dalle forze dell’ordine. Non lo sa perché per la giustizia è irreperibile e anche perché, con molta probabilità, si terrà lontano dal processo già iniziato nei suoi confronti. È accusato di «commercio di prodotti con segni falsi», un reato che prevede una pena fino a due anni di reclusione e quattro milioni di multa. In più, Osmane rischia di essere condannato anche a pagare i danni alla Armani e alla Prada che si sono costituiti parti civili contro di lui. Anzi, se non ci fosse stato l’intervento di una delle due ditte, forse il processo a Osmane non sarebbe mai stato celebrato. Infatti, a conclusione dell’inchiesta, il pubblico ministero Cristina Motta aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto nei confronti dell’ambulante. Ma il giudice per le indagini preliminari Giorgio Piziali aveva esaminato una memoria dell’avvocato della Armani con la quale l’azienda chiedeva di costituirsi parte civile contro Osmane. Si lamentava il fatto che nel suo campionario di compact disc copiati, borse, occhiali e altri oggetti con i marchi delle grandi ditte contraffatti, c’era un orologio proprio con la griffe di Armani falsificata. Così, il magistrato aveva dato ragione al legale dell’azienda e aveva rinviato a giudizio l’ambulante.
Alla prima udienza, il processo è stato rinviato per consentire la costituzione nel procedimento della Armani. Ieri, nella seconda udienza, il secondo stop. Atti alla mano, è arrivato in aula anche l’avvocato di Prada. E ha fatto presente che, sempre tra il campionario sequestrato all’ambulante, c’era anche un portafoglio, ovviamente falso, e con il marchio contraffatto.
Il giudice Laura Donati ha dovuto rinviare nuovamente l’udienza per consentire la costituzione di parte civile a Prada. Osmane, invece, è l’unico che finora non s’è visto. Nelle varie puntate della sua storia giudiziaria è stato difeso d’ufficio dagli avvocati Massimo Leva e Alessandro Butturini. Il processo riprenderà a febbraio e dovrebbe essere celebrato nel giro di poche udienze. A meno che non arrivino anche gli altri avvocati delle decine di aziende titolari dei marchi contraffatti sui prodotti sequestrati a Osmane. (L'Arena)